Contenuti per adulti
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Le innumerevoli,
eppure finite,
interazioni
mi danno il senso di quella che chiamo socialità.
Mi pare
che le reti neuronali manifestino segnali non verbali di partecipazione,
e invece,
davanti a un glicine in fiore,
mi incaglio
in assembramenti di agenti proteici tridimensionali
che sgomitano per catturare
immagini svuotate della loro componente estetica,
per affogarle
nella stucchevole glassa egotista.
Cavità oculari private della profondità necessaria a trattenere
la luce della Meraviglia,
impazziscono nel nistagmo febbrile d'afferrare l'aesthetic.
Organismi sessili,
ancorati ad algoritmi immeritocratici,
competono con la fauna da cortile
per il primo posto al mattatoio digitale.
Menti liberate dallo sguardo costante
d'un dio ormai morto
sui banchi impolverati d'un qualsiasi rigattiere,
s'affannano nei riflessi adulatori di pixel organici.
Schiene di ominini ricurvi
s'affossano su code vestigiali
in cerca d'un equilibrio sbilanciato sui pollici.
Il fiore del glicine
s'adombra, ignorato e sfiorito,
sotto gli abbacinanti riflettori
come un modello snudato e sottopagato.
Io avanzo impoverito
mentre mi condanno per questo disgusto
che risale acido e ingiustificato,
tiro avanti
ricalcando i passi
d'una sagoma scrivente
schiacciata a terra,
col gomito alzato e il mento affossato sul petto
per i loro stessi motivi:
l'appassimento del domani nel ristagno del presente.